Un’inchiesta recentemente pubblicata dal quotidiano britannico The Independent ha riportato l’attenzione su un tema da tempo noto alla comunità scientifica, ma ancora largamente sottovalutato sul piano operativo: l’esposizione professionale alla formaldeide negli ambienti sanitari e di laboratorio, in particolare all’interno del Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS).
La formaldeide, utilizzata come fissativo per la conservazione dei tessuti biologici, è classificata come cancerogeno certo dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC). Nonostante ciò, continua a essere impiegata in modo estensivo nei laboratori di anatomia patologica, nei servizi mortuari e nelle strutture di ricerca, esponendo migliaia di lavoratori a rischi significativi e documentati per la salute.
L’inchiesta evidenzia come i limiti di esposizione consentiti nel Regno Unito siano sensibilmente più elevati rispetto a quelli vigenti nell’Unione Europea, creando una situazione di potenziale pericolo sistemico. Secondo i dati raccolti, in numerosi laboratori dell’NHS i livelli di formaldeide superano regolarmente le soglie di sicurezza raccomandate, con conseguenze dirette sulla salute degli operatori.
Particolarmente significativa è la testimonianza del protagonista dell’inchiesta, un ex responsabile di servizi mortuari universitari, che racconta come anni di esposizione continuativa alla formaldeide abbiano compromesso in modo irreversibile la sua salute. Disturbi respiratori cronici, problemi oculari e un generale peggioramento della qualità della vita lo hanno costretto ad abbandonare il lavoro e a convivere con una condizione invalidante.
Gli esperti interpellati nell’ambito dell’inchiesta non esitano a definire la formaldeide come “il prossimo amianto”: una sostanza il cui impatto nocivo è stato a lungo minimizzato, salvo poi emergere con chiarezza quando il danno era ormai diffuso e strutturale. Il parallelismo non è meramente simbolico, ma richiama la necessità di un cambiamento radicale nelle politiche di prevenzione e nelle scelte tecnologiche adottate dal sistema sanitario.
Alla luce di queste evidenze, appare sempre meno giustificabile il protrarsi dell’uso routinario della formalina, soprattutto considerando che alternative più sicure sono oggi disponibili. Rimandare ulteriormente la sostituzione della formaldeide significa accettare consapevolmente un rischio evitabile per migliaia di professionisti della sanità.
In questo contesto si inserisce il lavoro di Addax Biosciences, che da anni investe in ricerca e sviluppo per individuare fissativi efficaci e più sicuri, in grado di garantire elevati standard scientifici senza esporre gli operatori a sostanze altamente tossiche. Il risultato di questo percorso dimostra che l’alternativa alla formalina esiste ed è già una realtà applicabile.
La tutela della salute degli operatori sanitari impone una risposta tempestiva e responsabile: la transizione verso fissativi non tossici non può più essere rinviata.


