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Nuovi dati europei sull’esposizione dei lavoratori a sostanze cancerogene

Negli ultimi mesi sono stati pubblicati nuovi dati europei sull’esposizione dei lavoratori a sostanze cancerogene. I risultati confermano una realtà spesso sottovalutata: il rischio oncologico occupazionale è ancora molto diffuso, anche in contesti ad alta specializzazione come laboratori di ricerca, diagnostica e sanità. Secondo la più recente Workers’ Exposure Survey dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), quasi la metà dei lavoratori europei potrebbe essere stata esposta ad almeno un fattore di rischio cancerogeno durante la propria settimana lavorativa.

La survey ha analizzato 24 diversi fattori di rischio oncologico e ha stimato che circa 46,6 milioni di lavoratori in Europa siano esposti ad almeno uno di essi, mentre oltre l’11% affronta livelli di esposizione elevati. Tra le sostanze più frequentemente coinvolte figurano radiazioni UV, emissioni diesel, benzene, silice cristallina respirabile e formaldeide, una sostanza particolarmente rilevante nei contesti di laboratorio e sanitari.

I tumori legati all’esposizione professionale rappresentano una parte significativa delle malattie professionali. Le stime indicano che tra il 5% e l’8% dei tumori globali è associato a esposizioni lavorative e nell’Unione Europea si registrano oltre 120.000 nuovi casi ogni anno attribuibili a cancerogeni presenti negli ambienti di lavoro.

Questi dati sottolineano quanto la prevenzione e il monitoraggio delle esposizioni chimiche siano strumenti fondamentali non solo per la sicurezza dei lavoratori, ma anche per la sostenibilità dei sistemi sanitari.

Tra le sostanze cancerogene di maggiore interesse per il settore biomedicale vi è la formaldeide, classificata come cancerogena per l’uomo e largamente utilizzata in contesti scientifici e clinici.

La formaldeide è comunemente impiegata in:

  • laboratori di anatomia patologica

  • laboratori di ricerca biomedica

  • attività di conservazione dei campioni biologici

  • produzione e manipolazione di reagenti e soluzioni di fissazione

L’esposizione può avvenire soprattutto attraverso inalazione di vapori, con possibili effetti irritativi acuti e, nel lungo periodo, aumento del rischio di tumori delle vie respiratorie.

Nei laboratori e nelle strutture sanitarie la gestione della formaldeide rappresenta quindi una delle principali sfide della sicurezza chimica.

A differenza di altri contesti industriali, l’esposizione nei laboratori è spesso discontinua ma ripetuta nel tempo. Operazioni apparentemente routinarie (apertura di contenitori, manipolazione di campioni fissati, trasferimenti di reagenti) possono generare micro-esposizioni cumulative, difficili da percepire ma rilevanti dal punto di vista della sicurezza. Inoltre, i nuovi dati europei mostrano che le co-esposizioni sono frequenti: oltre un quarto dei lavoratori è esposto contemporaneamente a più fattori di rischio cancerogeno.

Questo significa che la valutazione del rischio non può limitarsi alla singola sostanza, ma deve considerare l’insieme delle condizioni operative.

Cosa devono fare aziende e RSPP

I dati europei suggeriscono alcune priorità operative per le organizzazioni che operano nei settori biomedicali, diagnostici e di ricerca. Tra le prime indicazioni compaiono:

1. Migliorare la valutazione del rischio chimico
Aggiornare periodicamente le valutazioni, includendo tutte le sostanze potenzialmente cancerogene presenti nei processi di laboratorio.

2. Ridurre l’esposizione alla fonte
Quando possibile, privilegiare soluzioni tecnologiche che riducano la volatilizzazione e l’emissione di vapori pericolosi.

La crescente attenzione al rischio cancerogeno nei luoghi di lavoro sta accelerando lo sviluppo di soluzioni tecnologiche più sicure per la gestione delle sostanze chimiche nei laboratori.

Nel campo della ricerca e della diagnostica, l’innovazione si sta concentrando su:

  • sistemi di fissazione e conservazione dei campioni più sicuri

  • reagenti con minore volatilità

In questo scenario si colloca anche GAF®, lasoluzione sviluppata da Addax Biosciences per migliorare la sicurezza degli operatori nei laboratori, contribuendo al contempo a garantire elevati standard di qualità e affidabilità nei risultati scientifici e diagnostici.

I nuovi dati europei rappresentano un segnale chiaro: l’esposizione a cancerogeni nei luoghi di lavoro resta un problema significativo, anche in contesti altamente regolati come laboratori e strutture sanitarie.

Per aziende, responsabili della sicurezza e operatori del settore biomedicale, la sfida è duplice: ridurre l’esposizione alle sostanze pericolose e promuovere innovazioni che rendano i laboratori sempre più sicuri.

La prevenzione del rischio cancerogeno passa infatti non solo dalle norme, ma anche dalla ricerca scientifica e dallo sviluppo di nuove tecnologie capaci di proteggere chi lavora ogni giorno nei laboratori.